Comunità “La Cordata” Ferrere

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Don Laiolo salesiano responsabile della comunità racconta…

È dal 1979 che viviamo con i ragazzi sbandati, ragazzi che hanno perso i valori della vita, non hanno più riferimenti e sono finiti nella tossicodipendenza e nella solitudine della strada e del carcere.

Per circa tredici anni, fino al 1992, abbiamo vissuto con loro sulla strada, per farci compagni di viaggio, perché si sentissero amati da qualcuno, per capire più a fondo il loro disagio.

In questi anni siamo andati in carcere a tener desta nel loro cuore la speranza, perché è sempre possibile ricominciare da capo una vita dignitosa.

Nel 1992 apriamo la nostra prima comunità, per accogliere quei ragazzi tossicodipendenti che vogliono cambiare la loro vita: la apriamo a Ferrere d’Asti.

Nel 1993 apriamo la seconda comunità ad Alice Superiore (To), che è tuttora in via di ristrutturazione.

Ad ottobre di quest’anno, non avendo più posti a disposizione nelle nostre due case, per non dire di no a nessun ragazzo disperato che viene a bussare alla nostra porta, abbiamo aperto la terza comunità a Chieri , una casa che il Cottolengo ci ha offerto in comodato per 15 anni. Questa casa abbisogna di molti lavori di ristrutturazione, a cominciare dai vari impianti.

Nelle nostre tre case viviamo con i nostri ragazzi il valore della gratuità, aggrappandoci unicamente alla divina Provvidenza, vivendo con il frutto del nostro lavoro e con le offerte degli amici.

Siamo convinti che la gratuità è elemento educativo di prim’ordine per aiutare noi stessi ed i nostri ragazzi a crescere nel dono dello stupore, ad apprezzare le piccole cose, senza mai pretendere nulla, poiché tutto è dono. In questo contesto germoglia il seme della fraternità e della solidarietà, poiché ogni fratello è un grande dono, è un altro Gesù.

Con i nostri ragazzi cerchiamo di condividere la vita e così ci è possibile annunciare loro il messaggio evangelico.

Proponiamo un cammino di fede e di preghiera a chi lo vuole fare e stiamo vedendo tanti miracoli, poiché questi ragazzi sono aperti al mondo di Dio.

Pensiamo che ognuno di loro è in grado di fare cose belle nella vita, poiché sono ragazzi che hanno sofferto molto e quindi sono in grado di vivere valori profondi.

Cerchiamo di responsabilizzare il ragazzo attraverso i vari lavori, con diverse occupazioni. Lavoriamo la terra.

Quando un ragazzo termina il cammino in comunità, perché l’impatto con la società sia graduale, inizia la fase del rientro. Muove i primi passi, va alla ricerca di un lavoro, alla ricerca di punti di riferimento sani, ma è ancora sempre in contatto con noi, attraverso precise regole.

Oltre a fare un programma con i ragazzi, coinvolgiamo pure le loro famiglie. Ogni martedì sera, al centro Accoglienza don Bosco che abbiamo a Torino, si svolge la riunione dei familiari, per scoprire quegli stessi valori che cerchiamo di trasmettere ai ragazzi in comunità, in modo che, al termine del percorso comunitario, abbiano basi comuni per capirsi e progettare cose nuove.

Svolgiamo queste varie attività grazie ai volontari che ci aiutano. Si svolge tutto all’insegna del volontariato .

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