Lettera Al Mio Nipotino Appena Nato

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QUESTIONI SOLLEVATE DALLA LETTERA

Alcuni lettori hanno criticato, comprensibilmente, alcune questioni toccate nella lettera: li ringrazio, perché mi hanno permesso di allargare e approfondire l’analisi di importanti tematiche.

1) “Sei troppo pessimista”, mi hanno detto. “Tu non puoi raccontare a tuo nipote SOLO questo”.

Vorrei farvi capire quale fosse lo spirito con il quale ho scritto questa lettera. Se un giorno mio nipote dovesse leggerla, certamente gli parlerei anche dei commenti che ho ricevuto ed anche di tutte le cose belle che sono nel mondo. La mia lettera infatti era volutamente e provocatoriamente concentrata sulle cose negative, ma non mi sognerei mai di riempire la testa di un bimbo delle sole cose tragiche e sbagliate che commette l’umanità. Prima di affrontare i problemi del mondo, spesso occorre sviluppare una buona dose di fiducia in se stessi e di coraggio, tutte qualità che in un bambino hanno bisogno, per germogliare, di serenità e ottimismo.

Per quale motivo ho scelto di parlare solo delle cose negative? Per un motivo molto semplice. Avrete notato cosa accade intorno ad un bambino appena nato: moine, regali, progetti. Ma quando comincia a crescere e a reclamare sempre più tempo e attenzioni, sono davvero pochi i genitori che saranno attenti affinché abbia presente la realtà in tutti i suoi aspetti e che sappiano guidarlo, nel rispetto delle sue inclinazioni. Io vedo soprattutto genitori che riversano sui figli i loro desideri frustrati, genitori che non hanno tempo (e questa spesso non è una colpa, ma una necessità), che inseguono il benessere materiale e tutte le distrazioni possibili per tacitare l’inquietudine esistenziale ed insegneranno le stesse cose ai loro figli. Molti di voi avranno senz’altro la sensibilità e l’intelligenza per non comportarvi in questo modo, ma la maggior parte delle persone no!!! E allora bisogna equilibrare le cose, bisogna pensare a ciò che non vogliamo pensare, ma che esiste, proprio perché noi non ci pensiamo!

2) “In fondo il mondo è migliorato: oggi c’è la democrazia, la legge che tutela i diritti, non c’è più la schiavitù e la servitù della gleba, mentre terribili piaghe come le guerre e la miseria non sono esclusive di questa epoca”.

Chi la pensa così mi sembra un tantino ottimista, almeno quanto io gli sembro pessimista. Forse non ci capiamo perché diamo un taglio diverso alla questione. Io non parlo solo dell’Italia o dell’occidente, o del singolo individuo. Io parlo del mondo, dell’umanità, di tutti gli esseri viventi. Credo che l’umanità sia enormemente progredita non solo dal punto di vista scientifico e tecnologico, ma anche nella coscienza collettiva. La manifestazione più evidente di questa conquista sono i diritti che almeno formalmente vengono riconosciuti nei paesi occidentali. Ma vi sembra che in tutto il mondo ci sia la democrazia, l’uguaglianza effettiva e non solo giuridica (quando c’è)? Quelli che chiamiamo miglioramenti e che indubbiamente lo sono idealmente, spesso nascondono solo sistemi più raffinati di sfruttamento e soprusi, dei quali non ci accorgiamo più. L’unico pericolo caratteristico solo di quest’epoca, che nessuno potrà negare come reale e urgentissimo, quello ecologico, è dovuto in gran parte all’ottimismo, all’indifferenza della gente e a tutte le altre cose che alcuni ritengono superate, ma che esistono.

Il ricco occidente con le sue multinazionali impianta le sue attività in Sud America, in Africa e in Asia, dove sfrutta i lavoratori in modo vergognoso, come pure l’ambiente: alcune grandi multinazionali, anche se in teoria non possono farlo (ci sono le leggi), impediscono ai lavoratori dell’America Latina di riunirsi in associazioni sindacali attraverso le minacce e la violenza (vedi “Guida al consumo critico”, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Emi, Bologna 1996). Nella foresta amazzonica gli estrattori di petrolio non usano il benché minimo accorgimento (nonostante sia obbligatorio per legge), per non inquinare le falde acquifere con i prodotti della lavorazione e migliaia e migliaia di abitanti dei villaggi muoiono a causa dei tumori provocati dall’uso di quell’acqua inquinata. E chi tiene in vita quelle multinazionali che producono petrolio, prodotti alimentari ecc., con lo sfruttamento dei lavoratori e il degrado dell’ambiente? I consumatori del ricco occidente, cioè noi. Le conquiste e il benessere dell’occidente si reggono sullo sfruttamento dei paesi in via di sviluppo, che quindi resteranno tali a lungo. Tutto ciò fa parte del sistema capitalistico che, come sosteneva Marx, si regge sullo sfruttamento e l’immiserimento progressivo di una gran massa di lavoratori. Questo sfruttamento oggi si è spostato dall’occidente ai paesi in via di sviluppo ed è colpevole e cieco da parte nostra non vederlo. Resta solo da vedere se tale sistema provocherà la sua auto-distruzione a causa della rivolta dei lavoratori (ne dubito, mi dispiace per Marx, che ci credeva), o a causa dei disastri ambientali che provoca (molto più probabile e vicino nel tempo).

Ora, i moderni mezzi di comunicazione sono una conquista indubbia dell’uomo, non solo per fare i nostri comodi, ma anche per conoscere quanto accade nel mondo e essendone informati siamo anche più responsabili di quanto non potesse esserlo un uomo medio di 100 anni fa. Per questo non si può restare indifferenti ed accontentarsi delle conquiste, alcune delle quali solo formali, che sono state fatte finora.

Tuttavia lo sfruttamento dei lavoratori e delle risorse è ben visibile anche da noi, se non siamo tanto ciechi da non vederlo. Ad esempio, in questi giorni in Italia gli industriali reclamano la necessità di un maggiore afflusso di extracomunitari. Ma come, gli industriali, i paladini della destra intollerante, di quella destra che ha sempre lamentato l’eccessiva presenza di immigrati, ora ne richiede una presenza ancora maggiore? Perché mai? Per spirito umanitario? No, certamente. Il motivo addotto è che gli extracomunitari sono disposti a svolgere i lavori che, dicono i dati, gli italiani non vorrebbero più fare. Ma perché non li vogliono fare? Perché sono pigri? Perché sono “mammoni”, come dicono gli inglesi, e non vogliono emigrare nell’Italia settentrionale? Non sarà perché si tratta di lavori massacranti e sottopagati? Non sarà perché è inutile emigrare al nord per lavorare, se poi i soldi che guadagni non ti bastano neanche per pagare l’affitto, figuriamoci poi per mantenere la tua famiglia! Non sarà perché in Italia gli operai sono da sempre i più bistrattati, quelli che guadagnano di meno, faticano e producono di più ed hanno il più basso potere di sciopero? Non sarà perché la generazione che ci ha preceduto ci ha preparato un modello sociale che vede nell’operaio un pezzente ignorante e nel colletto bianco, che non si sporca le mani, un mito? Insomma, in una parola, perché gli industriali vogliono gli immigrati per fargli fare i lavori manuali, minacciando altrimenti di impiantare le loro fabbriche all’estero, dove la manodopera costa meno? Presto detto: sfruttamento, immigrato = animale da soma, docile, perché disperato. Con questo non voglio dire che non è giusto aprire le porte agli extracomunitari, anzi, il contrario! Vorrei però che la loro accoglienza non fosse motivata esclusivamente dal profitto economico e che fossero rispettati in quanto esseri umani e non in quanto “macchine da lavoro”. Ovviamente sono felice se molti di loro riusciranno a trovare un’occcupazione, ma è altrettanto importante che in noi non nasca uno spirito di accetazione del “meglio questo che niente”. Non bisogna mai smettere di lottare per la giustizia e l’uguaglianza.

Se credete che basti la legge a garantire l’effettivo miglioramento del mondo, siete davvero molto ottimisti: l’applicazione, la volontà di applicare la legge deriva dalla coscienza, dall’evoluzione spirituale di ognuno, ecco perché parlo in continuazione dell’importanza di un cambiamento dell’anima.

3) A proposito delle ricerche genetiche e il trapianto d’organi, mi è stato chiesto: “Non credi che, chi è in attesa di un trapianto, sarebbe ben lieto se la ricerca genetica sfornasse pezzi di ricambio a iosa, che inoltre metterebbe fine anche all’attuale orrido commercio d’organi?”

Non metto in dubbio l’utilità del trapianto d’organi, né sottovaluto la sofferenza del singolo. Si tratta di andare dritti all’essenza, alla radice del problema. Semplicemente sottopongo tutto a qualcosa di più importante, perché è ciò che determinerà una sana attuazione delle conquiste umane, senza soprusi o azioni aberranti: l’acquisizione della consapevolezza. Mi si dice che ci sono problemi più urgenti del cambiamento dell’anima, ma invece è proprio quest’ultimo che impedirebbe brutture come il commercio d’organi. La giustizia e la corretta applicazione di tutte le acquisizioni umane dipendono dalla consapevolezza, dal cambiamento interiore.

4) “Hai presentato la scienza in modo negativo, mentre se finirà la fame del mondo e miglioreranno le condizioni di milioni di persone sarà proprio grazie alla ricerca scientifica”.

Mi piacerebbe poterlo credere e forse un tempo era veramente così. Ma oggi anche le ricerche scientifiche sono finanziate o quantomeno indirizzate dalle stesse multinazionali che sono responsabili della fame, dello sfruttamento, dell’inquinamento, delle ingiustizie. E se non sono direttamente le multinazionali sono i governi che si guardano bene dal contrastare le multinazionali per ovvi motivi economici e politici. Dov’è la macchina che non inquina, perché non si usa? E gli alimenti transgenici? Quelli risolveranno la fame nel mondo? Fatevi un giro in rete e leggete cosa c’è dietro e quali sono i pericoli.

5) Qualcuno si è risentito perché ho maltrattato la televisione. Mi hanno detto che “la TV offre di tutto e non ci sono solo i culi delle ballerine, che però meno male ci sono (anche quelli)”. Si tratterebbe insomma solo di scegliere, in tutta libertà, cosa vedere.

Ma io mi chiedo: in quale proporzione, a che ora, a quali servizi è data la precedenza? Vi sembra possibile in un TG nazionale accostare un servizio sulla fame del mondo, corredato da immagini strazianti, a un servizio sull’alta moda o sull’ultimo tipo di costume da bagno? Se tutto ciò vi sembra normale! E’ la naturalezza con la quale si salta da un tema all’altro, l’accettazione di quanto accade di terribile nel mondo come qualcosa di normale, di inevitabile, che mi sembra folle. Vi sembra normale che nei TG non si parli di notizie davvero importanti (che si possono apprendere faticosamente solo tramite Internet o su giornali “alternativi”), e si dia spazio alle case discografiche che lanciano i loro cantanti-fantoccio o agli ultimi pettegolezzi su una qualche casa reale? Ma vi sembra possibile che i programmi più intelligenti vengano dati in orari assurdi e che in prima serata ci siano sempre i soliti programmi spazzatura? Ma vi sembra normale e rispettosa la pubblicità martellante che spezza addirittura le dirette, non vi sentite trattati come polli da spennare? Vi sembra sano per il problema ecologico continuare a proporre modelli di consumismo sfrenato? Possibile che non riusciamo più neanche a immaginare un mondo diverso da questo?

6) Qualcuno si è indignato perché ho osato toccare la democrazia: non sarebbe vero che la democrazia è spesso pura finzione, anche se, certo, andrebbe migliorata.

Ma è anche vero, dico io, che ai politici e ai potenti signori degli imperi economici di tutto il mondo (che spesso coincidono), non fa comodo che tutti possano dire la propria opinione (benedetto sia Internet!), e se la democrazia non portasse anche un benessere diffuso che ci rende consumatori, non so cosa accadrebbe di essa. La democrazia, ahimè, spesso non è nata grazie a quei coraggiosi che hanno dato la vita per le idee democratiche, anche se hanno certamente avuto peso. Tuttavia le loro idee non sarebbero state sufficienti e neanche il loro sangue. La democrazia è stata “gentilmente concessa”, per puri motivi economici, perché il sistema economico aveva bisogno di consumatori e i consumatori per divenire tali hanno bisogno di una certa libertà e di una certa capacità di acquisto. Vi sembra reale questa democrazia? Allora perché non ho mai visto un operaio diventare deputato, presidente del consiglio o segretario di un partito, a parte forse qualche rara eccezione? Vi sembra democrazia una situazione in cui veniamo informati solo di quello che vogliono farci sapere e ci educano a non pensare, in modo che questo tipo di “democrazia” non corra mai pericoli? Vi sembra democratico un paese dove un certo personaggio usa le libertà democratiche per infangare le istituzioni statali e se ne va a spasso perché i suoi reati sono caduti in prescrizione? Vi sembra democrazia un luogo dove si rischia di nuovo che un personaggio che possiede tre reti televisive, vari giornali e un vero e proprio impero finanziario, diventi a un tempo presidente del consiglio?

E la democratica America? I giovani vengono inquadrati su cosa devono essere, fare e pensare sin dalla scuola, il pensiero divergente è penalizzato. Credono di essere liberi, di pensare autonomamente, ma non lo sono. Tutele sociali non esistono. Quando poi il contrasto tra la morale soggettiva e quella oggettiva-sociale sia fa troppo stridente, qualche povero diavolo cresciuto nella miseria, impugna un’arma (che si vende liberamente), e se ne va in giro a sparare. I giornali grideranno: “ennesimo dramma della follia”, ma non diranno perché. Quel povero diavolo, però, sarà ammazzato sulla sedia elettrica. Mai che ciò accada a una persona ricca e potente.

Un paese in cui l’applicazione delle leggi e il rispetto dei diritti è subordinato al reddito non è uno paese democratico.

*Mandala*

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